IL “GAP YEAR” E’ IN CRESCITA

Mentre in Italia lanno sabbatico inizia a muovere i primi, timidi, passi – desiderio “inconfessabile” di molti dirigenti, ma prassi di pochi – nel Regno Unito la soluzione è molto più diffusa, a cominciare dai giovani studenti universitari ma anche nel segmento dei top manager.
La cultura d’impresa, va ricordato, è da queste parti molto diversa (e più avanzata) rispetto a quella maturata nel tempo dal tessuto economico italiano del family business e delle piccole e medie aziende. Il contesto in cui in Gran Bretagna viene inquadrato il “sabbatical year” è quello, più generale, delle forme di impiego flessibile. E il quadro complessivo che viene fuori è di tutto rispetto.
Dall’indagine che la Cbi (Confederation of british industry) – la Confindustria britannica – ha condotto nel 2007 su un campione di oltre 500 aziende emerge infatti che circa il 3% dei dipendenti rientrano nella categoria di lavoratori a tempo o “temporary worker”, per dirla con l’espressione inglese.
I settori in cui questa formula risulta più praticata è quello delle utility (siamo intorno al 7%) e del manifatturiero, dove i lavoratori a tempo arrivano a coprire il 5% della popolazione aziendale.
Nel 2007, continua l’indagine, ben il 95% delle aziende interpellate offrono almeno una soluzione di lavoro flessibile; il 60% (i due terzi del campione) ne offrono addirittura tre.
In realtà è dal 2004 che il lavoro flessibile in Gran Bretagna ha accelerato il passo: il part time è passato dall’84 al 91%, il job sharing (formula di lavoro ripartito tra due persone) dal 38 al 55%, l’orario flessibile dal 31 al 45%, i sabbatici sono passati dal 20 al 37 per cento.
Ma la crescita più sostenuta ha interessato la modalità “telelavoro”, che oggi è adottata da ben il 46% dei lavoratori inglesi, una quota che peraltro si è quadruplicata rispetto ai dati del 2004, soprattutto sulla spinta dello sviluppo delle nuove tecnologie.
John Cridland, vicedirettore generale del Cbi, tira le conclusioni: «I passi avanti sul terreno dell’informatica e della telefonia – sottolinea – hanno avuto ripercussioni positive sul business e sulla qualità della vita dei dipendenti delle aziende».

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