TUTTI IN SELLA TRA ECOLOGIA E WELLNESS
Antonio Dini
Le ultime a far capitolino sono state le Kronan. Dall’inizio del Novecento sino al secondo dopoguerra erano le biciclette dell’esercito svedese, rinomate per semplicità e robustezza. Oggi sono diventate un “cult” tra manager, uomini d’impresa e appassionati che amano muoversi in stile ambientale per le strade delle capitali europee. Ma quella della bicicletta, svedese o italiana che sia, come alternativa all’auto, allo scooter e ai mezzi pubblici è diventata una moda sempre più diffusa. Facendo slalom nel centro di Milano o arrampicandosi per i sette colli di Roma, scivolando fra le piste ciclabili della city di Londra o per le trafficate rue parigine (dove è boom del bike-sharing), la bici è infatti tornata a lampeggiare nel radar di chi segue le tendenze. La parola d’ordine è “verde” e, come dice il Nobel Al Gore, «è con i piccoli cambiamenti nelle nostre abitudini quotidiane che si possono ottenere grandi risultati per il pianeta».
La bicicletta è infatti l’alternativa ecologica alla consueta mobilità cittadina. Non inquina, permette di coprire le distanze medie e mantiene anche in forma fisica. «Soprattutto, evita di bruciare inutilmente carburante», dice Lamberto Pasquali, 38 anni, libero professionista a Milano da dieci e da cinque affezionato utente dei pedali. Tutti i giorni, venti minuti di pedalata da corso Sempione fino all’ufficio di Cordusio. Proprio come trent’anni fa, quando il primo shock petrolifero degli anni Settanta insegno all’Italia non tanto ad andare a piedi, quanto a pedalare. E non solo in Italia.
A Mountain View, in California, il motore di ricerca più famoso della rete, Google, ha fatto della bicicletta una delle bandiere per l’ambiente. Proprio in quella California che è il simbolo stesso delle grandi autostrade americane, le “freeway”. In realtà, si tratta della rete di “interstate”, volute nel dopoguerra dal padre di Al Gore, il senatore Albert, per consentire il flusso di merci e persone da un capo e l’altro degli Usa attraverso le città. Oggi invece la sensibilità per i temi ambientali dei nuovi miliardari della Silicon valley è alta e guarda le freeway con i Suv con disgusto. Larry Page e Sergei Brin, i due fondatori di Google, insistono infatti perché i 16mila dipendenti dell’azienda utilizzino la bici. Al punto da regalargliene duemila, tutte griffate con il marchio dell’azienda e personalizzate a seconda delle esigenze: da uomo o da donna, leggere o più pesanti, buone per lo sterrato o migliori per la marcia nelle corsie riservate.
Una cosa analoga l’ha fatta Ikea ( fondata da Ingvard Kamprad) che per dicembre ha regalato 6.200 bici ai dipendenti che lavorano nei 13 negozi italiani per «coinvolgerli in uno dei suoi obiettivi di lungo periodo: il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente».
Tra l’altro, le normative californiane stabiliscono non solo l’obbligo di caschetto e catarifrangenti, ma classificano anche le piste ciclabili in categorie diverse a seconda che siano con sede esclusiva per i ciclisti o no. «Tutta un’altra cosa rispetto a quello che ho lasciato a Pavia» commenta da Santa Clara Enrico Sacchi, 32 anni, ancora stupito della facilità con la quale i ciclisti riescono a muoversi nella Silicon valley.
Sono però soprattutto gli imprenditori nostrani quelli che oggi si fanno portabandiera dello stile italiano per la bici. A partire da Giorgio Squinzi, fondatore della Mapei e motore dell’appuntamento di luglio per gli appassionati che vogliono provare l’emozione della scalata in bici del passo dello Stelvio, il più alto valico automobilistico in Europa.
Oppure Nerio Alessandri, numero di Technogym, che conclude le convention guidando i dipendenti dell’azienda a cavallo di biciclette gialle.
Ma anche molti altri imprenditori praticano il rito della pedalata quotidiana: Guido Barilla appena può monta in bici per spostarsi e rilassarsi, mentre al mattino attraverso il centro di Milano i ciclisti ormai competono alla pari con i guidatori di scooter e motociclette.
«Ho venduto la moto – dice Riccardo Sala, 27 anni agente di Borsa a Milano – e ho smesso di fumare. Adesso vado al lavoro in bici: posso rilassarmi e sfogare, pedalando, lo stress della giornata. Il tram invece non riuscirei a sopportarlo: troppa gente accalcata». L’amore per le due ruote ecologiche appassiona anche i giovani, come testimonia il blog www.biciclopedia.splinder.it che ricorda come oggi «ci sia voglia anche di turismo ecologico e sostenibile» cioè uno stile perfetto per la bicicletta. E i manager si scorgono anche nelle giornate dei raduni di Critical mass, la «massa critica» definita dal sito web Wikipedia come raduni di ciclisti basati su «coincidenze organizzate» per occupare più superficie stradale possibile. Anarchici e situazionisti, oltre che ambientalisti, come li definisce Chris Carlsson in «Critical Mass» (Feltrinelli), i raduni spontanei non sono composti da sciami di contestatori provenienti dalla fine degli anni Sessanta. Spesso ci sono anche giovani donne manager e professionisti. Famigliole e qualche volto noto che si confonde tra la folla. Li accomuna il desiderio di contribuire all’ambiente pedalando. Magari con una Bianchi, o con una Kronan d’annata.