RADICI, DAL TESSILE AGLI AEROPORTI

Vittorio Carlini
MILANO
«Creare una holding degli aeroporti per il sud d’Italia. E poi, eventualmente, dare vita ad un unica joint-venture con Corporacion America». Per Nicola Radici, amministratore delegato di Miro Radici Finance, è questo uno dei principali obiettivi della società nata nel 2004 come “costola” del gruppo tessile bergamasco. Una finanziaria che, forse dopo aver dato un’occhiata a Est, dalle parti di Ponzano Veneto sede storica dei Benetton, vuole proporsi quale nuovo polo d’aggregazione per business meno tradizionali di quello meccano-tessile.
La holding, di recente, ha infatti diversificato molto la propria attività: dall’energia all’immobiliare fino ai trasporti e la logistica aeroportuale. Con un focus nel Sud del Bel Paese. Il target, inutile negarlo, è ambizioso. Le difficoltà che caratterizzano il meridione d’Italia, soprattutto quando si parla di infrastrutture, sono ben note. Ma Radici le basi del progetto le ha già gettate.
Gli aeroporti
La società possiede direttamente il 46% dello scalo di Crotone (cui si aggiunge una quota sindacata del 5%) e il 10% (a breve salirà al 47%) di Infrastrutture Sicilia che, a sua volta, detiene il 37% dell’azionista di riferimento dell’aeroporto di Trapani. «Due operazioni – spiega Radici – che complessivamente hanno significato un investimento di circa 6 milioni». Di più: si attende ora l’esito della gara per la privatizzazione dello scalo di Reggio Calabria, del valore di qualche milione di euro, cui Radici Finance partecipa insieme a Corporacion America.
Al di là dell’operazione sullo stretto di Messina, la finanziaria bergamasca sta già portando avanti lo sviluppo degli altri due scali. «A Trapani siamo ad un buon punto – dice il manager – L’anno scorso i passeggeri sono stati circa 500mila. Nel giro di 3-4 anni potranno salire a 1,5 milioni». E sul fronte dei conti, l’obiettivo è raggiungere il break even, se non addirittura l’utile, già quest’anno.
Un libro dei sogni? «Assolutamente no», ribatte Radici. «Ci sono gli investimenti pubblici a fondo perduto per l’ampliamento della pista. Inoltre, rinnoveremo l’aerostazione e punteremo alla creazione di un network con le strutture alberghiere locali. Certo, è necessario un cambio di cultura nella gestione che dev’essere più manageriale. Ma Trapani ha le carte in regola per diventare la Orio al Serio del Sud, il punto di riferimento dei voli low-cost legati al turismo».
Diverso il discorso per Crotone. Qui, lo stesso Radici ammette che il turnaround è ancora da realizzare: il conto economico è in perdita e, nel 2007, i passeggeri sono stati solo 100mila. «Ma nei prossimi quattro anni – sottolinea – riusciremo a salire a 400mila unità». Il possibile break even? Stimato a tre anni.
L’interesse per i “cieli” non si ferma, comunque, solo agli aeroporti. Un’altra partecipazione importante (50,1% per un investimento di circa 5 milioni) è quella in MiniLiner, società attiva nel trasporto aereo, a corto e medio raggio, nel settore delle merci. Con base all’aeroporto di Orio al Serio («dove abbiamo gli hangar e svolgiamo l’attività di manutenzione», dice Radici), la compagnia dispone di una flotta di 12 aerei destinata a crescere. «Entro il 2009 – precisa Radici – ne prenderemo altri 4 in leasing. E nel prossimo consiglio d’amministrazione discuteremo l’ipotesi di un ulteriore aumento di 3 unità per il 2010». Così, visto che ogni velivolo si traduce in un impegno di circa 3,5 milioni di euro, gli investimenti sicuri si aggireranno attorno ai 15 milioni. «Ma alla fine – sottolinea il manager – potrebbero salire fino a un totale di circa 20-25 milioni». Insomma, lo sforzo finanziario non è da poco. Ma Radici giustifica la “scommessa”, sottolineando le potenzialità del settore e il buon andamento della compagnia. «Nel 2007 MiniLiner ha fatturato circa 20 milioni di euro e ha chiuso l’esercizio in leggero utile», spiega l’ex direttore generale dell’Atalanta.
A tutta energia
Fin qui la diversificazione nella logistica e nei trasporti. Ma non va dimenticato l’impegno nel campo dell’energia, un’altra gamba del business su cui Radici Finance ha scommesso attraverso Miro Radici Energia. La società opera in partnership con Tamburi investment partners socio al 25%, la Unitec Bio (19%) e Isidoro Fratus (4%). Anche qui, inutile dirlo, gli obiettivi sono ambiziosi. Il programma? Riuscire ad installare nuove unità produttive ad energia rinnovabile che producano una potenza complessiva, entro il 2010, di 80 Mega Watt. L’investimento previsto nel triennio si attesa su circa 60 milioni di euro. Vale a dire che, sulle tre aree di business, gli investimenti di Miro Radici Finance arriveranno a toccare la cifra di 90 milioni. Una somma non indifferente, soprattutto in questo periodo in cui il mercato del credito ha stretto le maglie. «Indubbiamente un giro di vite c’è stato», sottolinea il manager. «E non poteva essere altrimenti. Comunque sia, nel settore energia e in quello aeroportuale la nostra strategia è di sfruttare il project financing. Suddividiamo l’investimento per circa un 20% in equity e il resto a debito». Quindi, ci saranno maggiori difficoltà da affrontare. «No, se il progetto è valido gli istituti di credito elargiscono il prestito». La “fiducia”, peraltro, è rafforzata anche dal fatto che Radici Finance dispone di un’importante arma finanziaria: il settore immobiliare. La holding bergamasca non pensa al mattone come ad un business da focalizzare su progettazione e sviluppo di, più o meno grandi, progetti immobiliari. No, il mattone è più che altro sfruttato come attività di trading che genera molto cash flow, circa il 25% del fatturato. Un flusso di cassa importante, visto che il fatturato pre-consuntivo 2007 di Radici Finance dovrebbe assestarsi sui 100 milioni di euro. Un buon giro d’affari cui corriponderà, per la finanziaria “made” in Radici, un Ebitda di 9 milioni e un utile netto attorno al milione.

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