L’ITALIA FA ROTTA SU LONDRA

Marco Niada
Se è vero che lItalia soffre di penuria di investimenti esteri, altrettanto non si può dire della proiezione del nostro Paese verso l’esterno, specie nel caso della Gran Bretagna, che si è confermata una delle mete principali delle nostre aziende.
Tra il 2000 e il 2006 la presenza delle imprese italiane è raddoppiata, passando a 443 a 681, con un fatturato complessivo balzato da 7,2 a 14,5 miliardi di sterline (oltre 20 miliardi di euro) dando lavoro a 46mila dipendenti rispetto ai 25mila all’inizio del nuovo millennio. La regione che ospita il maggior numero di aziende per fatturato è la Greater London (44%) seguita da Sud Inghilterra (35%), Nord Inghilterra (12,3%), Midlands (6%), Scozia (2,2%) e Galles (8%).È quanto è emerso dall’ultimo rapporto della Camera di Commercio italiana nel Regno Unito, presentato ieri all’Ambasciata d’Italia a Londra. Durante il quadriennio c’è stato un profondo mutamento qualitativo.
Tra il 2000 e il 2002 a una crescita in fatturato (da 7,2 a 12 miliardi di sterline) è corrisposto un forte aumento dei dipendenti, raddoppiati a 51mila. Dopodiché, al costante aumento degli investimenti, è corrisposto un processo di “downsizing”, anche perché molte delle nostre realtà industriali tradizionali hanno ridotto gli organici, aumentando il valore aggiunto. I primi tre settori per dipendenti (difesa, con Finmeccanica in prima linea, elettrodomestici con Merloni-Indesit, Hoover-Candy e Kenwood-De Longhi e auto con Cnh e Fiat Iveco) sono rimasti gli stessi ma hanno ridotto fortemente gli organici.
In termini di ricavi, però, il settore energia, grazie alla forte avanzata di Eni a colpi di acquisizioni, si è portato al primo posto con un balzo del 60% a 3,2 miliardi di sterline, seguito dalla difesa (essenzialmente Finmeccanica, che ha rilevato attività da Bae Systems il 50% rimanente in Agusta Westland da Gkn), con 2,6 miliardi. Gli autoveicoli, sceso da 2,3 a 1,8 miliardi ed elettrodomestici, cresciuto del 30% da 900 milioni a 1,15 miliardi di sterline. Quanto ai maggiori gruppi italiani presenti in Gran Bretagna, il drappello di punta è costituito da Eni, Finmeccanica, Case New Holland (Fiat) e Fiat Iveco, Indesit, Pirelli Tyres (Pirelli cavi è stata ceduta) e Hoover-Candy. Ma il successo delle società italiane è a tutto campo, dall’alimentare (La Doria, Ferrero, Gallo, Bindi, Tynant, Saclà) passando per elettronica (Telemar Sg Microelectronics), moda (Ballantyne) e media e telecomunicazioni, un settore in cui gli italiani hanno avuto grande successo.
Le attività britanniche di Tiscali pesano per circa il 60% del fatturato totale dell’azienda e oggi la società è quarta sul mercato britannico della banda larga. Bravo Solution (Italcementi) che si occupa di soluzioni di “e-sourcing” ha come clienti i maggiori enti governativi e grandi aziende. Fabbri, De Agostini e Panini hanno una solida base. L’aspetto interessante è peraltro l’avanzata degli italiani in settori ad alto contenuto di tecnologia. Leonardo Simonelli, presidente della Camera di Commercio Italiana ha notato che «le aziende si stanno spostando dai settori tradizionali per entrare in quelli hi-tech e ad alto valore aggiunto, ma senza abbandonare i primi. Ciò ha permesso agli italiani di fare bene in tutti i settori».
Il legame economico con lItalia sarà confermato questa sera: durante una cerimonia alla Borsa di Milano saranno consegnati gli Uk-Italy Business Awards «alle aziende e personalità italiane che nel 2007 hanno scelto il Regno Unito per lo sviluppo del loro business» .

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