IL POLO DELL’ALLUMINIO BATTE LA GERMANIA

Paola Guidi

MILANO
Non l’hanno fermato i competitor cinesi, la guerra dei prezzi e nemmeno l’incremento dei costi delle materie prime. Così il 2008 vede ancora il polo tecnologico dell’alluminio di Brescia e dintorni al primo posto in Europa per innovazione e al primo nel mondo per i macchinari e per le tecnologie eco-compatibili nel riuso dell’alluminio. Un record soffiato alla Germania, dovuto alla ricerca sui “metalli sostenibili”, una serie nuovissima di brevetti per le energie alternative che escono proprio dai primati decennali nei processi industriali del polo bresciano. E che vanno a sfidare l’industria tedesca, l’altro grande centro di eccellenza europeo del settore. Sugli 11,6 miliardi di euro della produzione italiana del settore, Brescia vale 4,5 senza contare l’indotto, e con una peculiarità: cresce di continuo, per produzione, export (vicino al 50%) e occupazione, vendendo tecnologie e semilavorati in tutto il mondo compresa la Cina e presto anche in Africa. «E tutto ciò senza trasferire all’estero lavorazioni perché siamo sempre stati contrari» spiega Mario Bertoli, presidente della bresciana Metra. Il polo bresciano ha trainato lo sviluppo internazionale dell’industria delle lavorazioni di tutti i metalli non ferrosi oltre all’alluminio, il piombo, il rame e lo zinco; il 45% degli estrusi fa capo alle 10 industrie bresciane su un totale nazionale di 53.


Negli anni il comprensorio che conta 320 aziende con 10mila addetti è diventato una filiera tecnologica che va dal recupero del rottame alla sua riutilizzazione pressoché totale (nell’alluminio il riciclo è del 95%) e, insieme a quelli di Bergamo e Milano, vale circa la metà circa del totale nazionale. «Sono risultati straordinari – dichiara Mario Conserva amministratore delegato della Edimet, il network multimediale fondato dalle industrie del polo bresciano per la promozione del settore – dovuti ad una strategia cominciata anni fa con l’appuntamento Metef (quest’anno si svolgerà in aprile a Montichiari), dove valorizziamo tutto il made in Italy che oggi si confronta alla pari con la Germania, grazie proprio alle competenze e alle iniziative del polo bresciano». La differenza rispetto alle strategie di espansione tradizionali è che le industrie bresciane non cercano separatamente clienti in giro per le fiere ma attirano in un’unica occasione, il Metef appunto, i compratori governativi e privati più importanti, con 20 delegazioni ogni anno da tutti i continenti». Di brevetto in brevetto verranno annunciate due innovazioni provenienti dal polo di Brescia, frutto dell’esperienza nei processi del riciclo. Per la prima è stata appositamente costituita una società, Ensun, da tre big bresciani, Gefran, Metra e Palazzoli e si basa su vetrate che diventano fotovoltaiche grazie ad un film sottilissimo che ha richiesto 4 anni di studio. Il secondo è un processo rivoluzionario di Vuzeta che utilizzando qualsiasi rifiuto a base di carbonio e idrogeno produce energia e per autotrazione.

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