PMI PIU’ FORTI SE LAVORANO IN RETE
Sono piccole, ma cercano di crescere. Mettendosi in rete. Oppure comportandosi quasi da grandi quando si tratta di scegliere mercati, investimenti, organizzazione del lavoro. Sono un gruppo di 20mila questa sorta di “middle class” imprenditoriale, 5mila in più rispetto al 2005, e potrebbero nel giro di breve tempo diventare delle vere medie imprese.
Ma accanto a chi va avanti c’è anche una parte che arretra e addirittura scompare. Sono le più piccole, quelle fino a 9 dipendenti, protagoniste di una «selezione darwiniana», come l’ha definita il presidente dell’Unioncamere, Andrea Mondello. Nel terzo trimestre del 2007, ha detto Mondello, ci sarà una cessazione record di imprese. Un fenomeno che però, aggiunge, va letto in chiaro-scuro: conferma la fragilità delle microimprese ma anche la spinta a crescere. Chi resta sul mercato, ha le spalle ancora più forti.
La fotografia emerge dal Rapporto 2007 sulle piccole e medie imprese realizzato da Unioncamere e dall’Istituto Tagliacarne. Che mette in evidenza un elemento negativo dell’economia italiana: si conferma e aumenta in prospettiva il divario tra Nord e Sud.
È proprio nel Mezzogiorno che si concentra la maggioranza delle imprese piccole. Complessivamente in Italia il 97,8% delle aziende manifatturiere ha meno di 50 addetti. La dimensione media delle imprese italiane rispetto a quella dei principali Paesi europei è sensibilmente più bassa: 8,9 addetti rispetto a 36,2 della Germania, ai 22 del Regno Unito e ai 15 della Francia. Le microimprese, quelle con meno di 10 dipendenti, sono da noi l’82,9%, un dato elevato, anche se la Francia ha una quota più alta, 83,1, compensata però dalla presenza delle grandi imprese che in Italia si contano sulla punta delle dita.
Dal punto di vista congiunturale l’indagine, che ha un campione di 3.500 imprese, mette in evidenza una disomogeneità territoriale e di dimensione, con un aumento dei divari tra il nucleo più dinamico delle pmi, circa un terzo, e tra il Nord e Sud. Le aziende del Nord, quelle che operano nei distretti, quelle che si mettono in rete, crescono. Le aziende con meno di 9 addetti, il Sud, chi lavora in modo isolato, perde terreno. Un’impresa su tre del manifatturiero si percepisce ad alto posizionamento competitivo, le altre no. C’è anche un problema di produttività del lavoro, che ci vede indietro rispetto agli altri grandi Paesi Ue, in tutte le fasce di dimensioni.
C’è invece un cambiamento nelle strategie di delocalizzazione: da un approccio legato alla riduzione dei costi si sta passando a scelte legate al posizionamento competitivo, alle relazioni con imprese straniere, che vanno dalle joint venture allo scambio di conoscenze o alleanze distributive.
Mondello ha sottolineato il problema del Sud, sollecitando infrastrutture, controllo del territorio. Ha anche messo in evidenza i maggiori problemi con il fisco che hanno le imprese più piccole. Alla presentazione del rapporto era presente il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani che ha ricordato le misure prese dal Governo: incentivi a progetti di ricerca di gruppi di imprese, il pacchetto dei crediti di imposta della Finanziaria, che per la ricerca arriva al 40 per cento.
Nicoletta Picchio
ROMA
Ricerca Unioncamere-Tagliacarne. Cresce il divario tra imprese del Nord e quelle del Sud
Mercoledí 24 Ottobre 2007