L’obbligo di far crescere l’innovazione in Italia

Ci risiamo. Ogni anno, al tempo della pubblicazione del rapporto Assinform emergono gli stessi problemi strutturali del mercato italiano dell’Ict, strettamente connessi a un processo di innovazione del sistema-Paese tale da collocarci fra gli ultimi posti in Europa e, quindi, da accelerare il “digital divide” rispetto alle nazioni con le quali ci dovremmo confrontare per storia e (teoriche) capacità economiche. A fronte di questa ricorrente constatazione, fanno capolino anche analisi più o meno note e indicazioni fin troppo generiche sulle possibili soluzioni.

Si nota come il nostro sistema economico sia troppo frammentato per concepire un flusso sistematico di innovazione a livello di sistema, cosa certamente vera, che però tende a dimenticare come esistano situazioni di eccellenza, spesso collocate a livello di media impresa. Si punta il dito verso uno Stato poco attivo su questo fronte, tanto in termini di agevolatore quanto di potenziale esempio (la Pa è fra i settori più fermi in termini di lancio di nuovi progetti tecnologici), ma poi, a guardare sotto la superficie, si dovrebbe parlare di casi come Fiat, dove il recupero di una posizione di rilievo in termini finanziari e di mercato è passato soprattutto attraverso l’ottimizzazione dei processi e un certo livello di innovazione, piuttosto che, come vorrebbero molti industriali più “inermi”, attraverso agevolazioni fiscali o il solito intervento sul costo del lavoro.

Insomma, il recupero di competitività del sistema-Paese passa per un mix di fattori. Una buona parte dipende dal comportamento degli imprenditori o di coloro che guidano le aziende, affetti oggi da mancanza di competenze, miopia strategica e ignoranza tecnologica. Ritenendo improbabile un’improvvisa presa di coscienza, per loro non resta che guardare agli esempi di lolro colleghi e copiare, pena la coltivazione sempre più inutile del proprio modesto orticello. Lo Stato, invece, piuttosto che immaginare politiche di sostegno che difficilmente potrebbero adattarsi a un sistema economico troppo differenziato, dovrebbe agire su strumenti e leggi volti a rendere obbligatori alcuni passaggi tecnologici, come sta accadendo da qualche tempo per le banche, concentrando lì i propri incentivi. La cultura indotta dall’alto qualche volta può anche funzionare.

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