Unioncamere, 1 artigiano su 2 fatica a fronteggiare concorrenza
Lamentano gli elevati costi delle materie prime, dei componenti e dei semilavorati, la poca disponibilita’ di manodopera qualificata e la difficolta’ di rapporti con la pubblica amministrazione e con il sistema bancario. E uno su due, anche per questi motivi, fatica a fronteggiare la concorrenza. E’ questo l’identikit delle imprese artigiane tracciato dal ‘Secondo rapporto nazionale dell’artigianato 2006′, realizzato da Unioncamere in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne.
Le aziende hanno le idee chiare su come contrastare questi fattori che ostacolano il loro consolidamento: prima di tutto la crescita della qualita’ dei prodotti, in seconda battuta il contenimento dei costi, quindi la diversificazione dei committenti.
L’incremento dei prezzi delle materie prime, dei componenti e dei semilavorati e’ segnalato come uno dei principali fattori di criticita’ dal 27,6% delle imprese. La quota di aziende artigiane che ha deciso di aumentare i prezzi di vendita nel 2005 rispetto all’anno precedente risulta inferiore rispetto alla crescita dei costi delle materie prime e dei semilavorati utilizzati nella produzione, che, nello stesso intervallo di tempo, aumentano rispettivamente per l’86,1% e per il 76,9% delle imprese artigiane manifatturiere.
A fronte di un 17,6% di imprese che non ritiene di implementare alcuna specifica strategia, oltre il 40% intende puntare su un miglioramento della qualita’ dei prodotti, il 14% su un’azione di contenimento-riduzione dei costi e piu’ del 13% sull’aumento del numero dei committenti. Quasi il 10% crede nella possibilita’ di superare gli ostacoli esistenti mediante l’innovazione dei processi aziendali, mentre il 7,7% e il 7,6% pensano di intervenire rispettivamente operando uno spostamento su fasce di mercato piu’ elevate o attraverso la ricerca di nuove nicchie di mercato locale e nazionale.
A voler intervenire migliorando la qualita’ dei prodotti sono soprattutto le aziende artigiane della gomma-chimica-plastica e della ceramica-vetro, creando un marchio proprio, stringendo accordi con imprese di distribuzione o mediante politiche di contenimento dei costi.
L’artigianato, il cui apporto all’economia nazionale e’ pari al 12,5% del Pil e al 15,4% dell’occupazione nei settori non agricoli, e’ un comparto fortemente radicato nelle province italiane a piu’ elevati livelli di sviluppo, nelle piccole-medie citta’ e nelle realta’ a vocazione distrettuale. A questo settore appartengono oltre 1,45 milioni di imprese e circa 3,57 milioni di occupati.
Sensibile anche il contributo alle esportazioni dell’Italia: nel 2005, quello delle produzioni artigiane ha rappresentato il 16,6% delle esportazioni totali. A livello regionale, si distinguono per un’incidenza elevata dell’artigianato, sul valore aggiunto complessivo della regione, le Marche (18,8%), l’Umbria (16,7%) e il Veneto (16,3%), ma si caratterizzano per un ruolo di primo piano dell’artigianato anche l’Emilia Romagna (15,9%), il Trentino Alto Adige (15,4%) e la Toscana (14,9%). Per contro, le regioni ‘meno artigiane’ risultano il Lazio e la Campania, in cui la percentuale del valore aggiunto artigiano sul totale si attesta rispettivamente intorno al 6% e all’8%.