Export Italiano: Confindustria traccia un bilancio sui “numeri dell’Internazionalizzazione” dell’azienda Italia
Confindustria traccia un bilancio positivo dell’internazionalizzazione dell’Azienda Italia. Le imprese italiane hanno saputo raccogliere e vincere la sfida della globalizzazione, facendo crescere l’export e gli investimenti italiani all’estero.
Al tempo stesso sono state presentate 10 proposte per sciogliere i nodi che ancora avviluppano il Sistema-Paese. E’ partita due anni fa la strategia messa a punto da Confindustria che ha coinvolto tutti gli attori del Sistema Italia (imprese, banche e i Ministeri interessati).
Sono cominciate le “missioni di sistema” in Paesi ruìitenuti strategici, con il supporto dell’allora Presidente della Repubblica Ciampi che accompagnò le imprese italiane in terra cinese, indiana e turca. Missioni che hanno segnato una vera e propria svolta nelle relazioni con i nuovi grandi mercati del Terzo millennio.
La nuova strategia si è concentrata sull’individuazione dei mercati a cui rivolgersi:
1. grandi mercati emergenti (India, Cina, Brasile e Russia);
2. aree strategiche (Balcani e Mediterraneo);
3. mercati ponte in cui andare a produrre (Emirati arabi uniti, Qatar, Messico, Turchia, Sudafrica, Thailandia, Vietnam).
Ed ha definito le attività:
1. coinvolgere le associazioni territoriali
2. stabilire fitti rapporti con le Confindustrie degli altri Paesi, anche al fine di garantire sostegno in loco per le nostre Pmi.
3. realizzare dei follow up dopo ogni missione. Ogni missione aveva come obiettivo generare immediatamente dei seguiti.
Di seguiti ce se sono stati diversi: 5.045 le imprese coinvolte nelle iniziative internazionali (il 98,5% Pmi) e circa 27.800 incontri B2B, organizzati con il supporto di un’Ice più attiva. E, soprattutto, sono aumentate le esportazioni delle imprese italiane (+8,8% nel 2006).
Per proseguire in questa direzione la Confindustria ha infine elaborato alcune interessanti proposte per promuovere il made in Italy all’estero e per continuare a crescere.
1. Potenziare l’apparato diplomatico/Ice su paesi ad alto potenziale di sviluppo, riducendo la rete consolare, diplomatica e gli uffici Ice nei mercati maturi (es. Europa);
2. Unificare tutte le attività per l’internazionalizzazione (Ice, Invest in Italy, Simest, Sace eccetto l’Enit) sotto un unico cappello istituzionale e dare al nuovo soggetto una struttura flessibile.
3. Focalizzare l’azione di Sviluppo Italia sull’attrazione (e non promozione) degli investimenti
4. Creare un board “internazionalizzazione” formato da ministeri e stakeholders privati per definire linee guida e verificare risultati in maniera puntuale (questionari alle imprese).
5. Introdurre meccanismi di incentivazione legati ai risultati per personale diplomatico e Ice all’estero.
6. Completare l’accorpamento di uffici Ice e ambasciate differenziando i compiti tra diplomatici e funzionari Ice.
7. Assumere personale originario dei paesi target da mettere in servizio in Italia (Ice) e nelle sedi estere (presente ma in misura marginale)
