L’Italia dell’automazione - CENSIMENTO DELL’UCIMU. Robot, le Pmi battono i grandi

Le piccole imprese hanno il 53% dei macchinari - Uno su cinque nel Nord-Est - La fotografia che emerge dall’analisi è quella di fabbriche in buona salute e ben attrezzate per competere sui mercati. Nell’ultimo decennio l’industria italiana ha cambiato pelle. Ribilanciando la struttura produttiva a vantaggio delle aziende di minori dimensioni rispetto alla grande impresa. Ma non basta. Anche la geografia della presenza dei robot e delle macchine utensili nelle industrie ha mutato volto con un maggior riequilibrio territoriale favorevole al Nord Est e al Mezzogiorno a scapito del Piemonte, mentre arretra percentualmente il peso della Lombardia (che si ferma al 28,5%) ma riesce comunque a rimanere sul gradino più alto del podio.
Tre i sorpassi, storici, che hanno caratterizzato questa vera e propria metamorfosi della struttura produttiva. Il primo è prettamente territoriale. Il Triveneto scala la classifica conquistando così nella sua (breve) storia industriale il secondo posto per area di insediamento delle macchine utensili. Dal 16,5% del 1996, il Nord Est arriva oggi a sfiorare un quinto dell’intero parco robot (esattamente il 19,5%) piazzandosi davanti al Piemonte che alla fine del 2005 arretra invece ad appena il 15% rispetto al precedente 23,6 per cento. Anche Sud e isole progrediscono a grande velocità passando dal 6,5 all’11,9% e lasciando così la maglia nera al Centro Italia, anche se appena per un soffio (11,8%). In quarta posizione troviamo i distretti meccatronici dell’Emilia Romagna, in leggera crescita (13,3%). Inoltre, sempre per la prima volta, i robot installati nelle piccole aziende hanno superato quelli utilizzati da grandi e medie imprese.
Ma vediamo i numeri salienti di questa rilevazione - effettuata con cadenza decennale - in grado di fotografare lo stato dell’apparato produttivo italiano e che viene discussa questa mattina a Roma: il quadro che ne emerge è quello di fabbriche in buona salute e ben attrezzate. Il rapporto è stato realizzata dai costruttori di robot e macchine utensili aderenti all’Ucimu con il contributo del ministero del Commercio internazionale, della Camera di commercio di Milano e della Banca Intesa Mediocredito.
L’indagine, condotta su un campione di 3mila imprese, fotografa le attrezzature dell’Italia che produce scattando l’istantanea al 31 dicembre 2005 delle macchine installate e fornendo l’età media, il grado di automazione, la composizione e la distribuzione dei robot che producono il made in Italy.
Dall’indagine emerge un quadro confortante sullo stato di salute della struttura produttiva italiana. In primo luogo c’è un processo di “ringiovanimento” del parco macchine installato, elemento positivo, dal momento che i robot più moderni incorporano una maggior quantità di hi-tech. Anche in seguito agli investimenti, prosegue quindi il trend di accorciamento dell’età media dei macchinari usati nelle fabbriche: oggi siamo a 10 anni e 5 mesi, mentre nel 1996 sfiorava gli 11 anni e, nel 1984, era addirittura di 12 anni e 7 mesi. In questo quadro, non stupisce quindi che aumenti il grado di automazione delle macchine installate. Un terzo delle attrezzature è a controllo numerico. Nella precedente rilevazione, esse rappresentavano appena un quarto del totale.
Sul piano dei nuovi investimenti, le piccole imprese diventano protagoniste. A fronte della diminuzione dei robot presenti nelle grandi unità produttive, cresce la quota rilevata presso gli stabilimenti di minori dimensioni. In particolare, le piccole imprese (20-49 addetti) detengono il 52,8% del totale del parco macchine installato; le grandi (200 dipendenti e oltre) assorbono appena il 13,5% del totale; un terzo dei robot è invece utilizzato dalle medie aziende. Nel 1996, le piccole imprese avevano una quota di appena il 43,5%, mentre i big vantavano uno share del 27,9 per cento.
La dimostrazione che, nell’ultimo decennio, il processo di esternalizzazione da parte delle grandi società è continuato a crescere. I gruppi di maggiori dimensioni si sono riservati l’assemblaggio di parti sempre più articolate di sistemi, insieme alle lavorazioni complesse.
Se questa è la strategia, non stupisce allora che le grandi imprese siano anche quelle che con maggiore convinzione investono nelle tecnologie avanzate. Mentre la diffusione dei macchinari a controllo numerico riguarda il 46,7% del parco installato nelle grandi unità produttive, nelle imprese minori questa percentuale si ferma invece al 26,6% dell’installato.
Allo stesso modo, automazione e integrazione trovano il loro ambito favorevole nelle imprese più grandi dove la quota di macchine singole cala al 72,8%, mentre si riscontra la massima incidenza di automazione (7,2%), integrazione meccanica (9,7%) e di quella informatica (10,2%).
Infine, la distribuzione settoriale dei robot mette in evidenza come la metà (49,4%) risulti installata presso fabbriche che realizzano prodotti in metallo (fonderie, fucinatura, stampaggio, carpenterie, caldaie, serbatoi, utensili, seconda trasformazione, ecc.). Subito dopo, nell’assorbimento settoriale di attrezzature (24,7% sul totale) troviamo i costruttori di macchinari e materiale meccanico (attrezzature agricole, robot industriali, meccanotessile, macchinari per l’industria alimentare, la chimica, la plastica, la lavorazione del legno, ecc.)
Il settore dei trasporti, cui fanno capo i costruttori di autoveicoli e di altri mezzi, è invece il fanalino di coda per l’utilizzo dei robot (meno del 10% del totale installato).

(Fonte: www.ucimu.it)

 

Lascia un commento.