Griffe e mistero

Tutte ne parlano. Tutte la vogliono. Normaluisa qua, Normaluisa là. E lei continua a nascondersi. Chi c’è dietro questa griffe di nicchia che è diventata un piccolo fenomeno cult fra le modaiole più chic nel giro di pochi mesi? L’exploit è partito prima da Los Angeles e New York – dove star come Sharon Stone sono impazzite per i suoi abiti e camicette di chiffon e cristalli anni Quaranta che non costano neppure molto – poi è approdato da noi nelle boutique più prestigiose. È una linea disegnata da una bella ventottenne castana che non vuole rivelare il vero nome (il padre è un importante industriale tessile). Laureata in Economia alla Cattolica, ha provato a giocare con il marketing e la moda, riuscendoci alla grande. Il successo è partito con l’aiuto di un’amica, Michela Goldsmith, che ha indossato i suoi primi top. Finché uno dei più bei negozi di Los Angeles li ha voluti. Ma non basta. Un bel giorno squilla il telefono: «Sono Sharon Stone…». Pensa a uno scherzo, invece era davvero «lei» che voleva un vestito per gli Awards. Morale: ora è distribuita in 120 negozi in tutto il mondo. L’etichetta è un pezzetto di stoffa cucito a mano, con quel tormentone: Normaluisa. Cioè il nome di nonna e zia, ultranovantenni, che vivono nella casa di campagna nel piacentino e passano le loro giornate affacciate alle finestra a parlarsi. Il resto è mistero. A Milano durante la sua prima sfilata, le modelle avevano il volto coperto da una maschera….

Fonte: La Stampa

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