Nuovi prodotti per nuovi mercati. Intervista ad Alfonso Cantarella, amministratore delegato di Starpoor
Starpoor, azienda di Nocera Inferiore (SA), produce profilati e serramenti per infissi con un innovativo sistema misto che impiega insieme l’alluminio e il legno. Pmi fortemente orientata al mercato, Starpoor è in grado di offrire prodotti adatti al clima della Federazione Russa o a quello degli Emirati Arabi.
Come inizia la storia di Starpoor?
“Nel 1993 io e mio cognato abbiamo deciso di unire la sua esperienza ventennale nel settore dell’alluminio e le mie competenze commerciali, alla luce di un’analisi di mercato da noi svolta all’epoca, relativa al settore degli infissi.
Ci eravamo resi conto che l’utenza non era soddisfatta da quanto offriva il mercato:
l’infisso in alluminio è molto resistente ed inalterabile, ma non possiede una particolare valenza estetica, ed è soggetto alla formazione di condensa.
Abbiamo quindi creato un prodotto di alto livello qualitativo, sia sotto il profilo tecnico, sia sotto il profilo del design, con un risultato che esalta le qualità dei due materiali.
Il legno assicura agli ambienti interni tutte le sue valenze estetiche, mentre l’alluminio esterno viene sottoposto ad una particolare lavorazione che elimina l’effetto metallo.
I nostri sono gli unici infissi dotati di marchio Uni sul mercato europeo. Tale marchio garantisce precise caratteristiche di sicurezza e risparmio energetico.
Oggi, oltre alla centrale produttiva di Nocera Inferore, disponiamo di 140 piccoli centri produttivi gestiti insieme ai nostri partner in tutta Italia, oltre a 32 all’estero”.
Quali componenti del prodotto avete brevettato?
“L’ottimizzazione dell’accoppiamento tra l’alluminio ed il legno è assicurata da particolari in nylon brevettati che garantiscono l’assenza di contatto tra i due telai, per rispettare le differenti dilatazioni dei materiali dovute alle sollecitazioni climatiche.
Anche il fissaggio del vetro avviene mediante un esclusivo ed innovativo sistema di bloccaggio brevettato con funzionamento ad incastro, senza l’utilizzo di vti e chiodi.
Tale peculiarità garantisce un ulteriore, significativo e fondamentale isolamento del legno non sottoposto ad alcuna sollecitazione esterna, semplificando nel contempo sia l’installazione sia la manutenzione dei vetri.
La gamma dei serramenti realizzabili con questo sistema è in incremento, grazie al costante impegno nella progettazione”.
Come vi difendete dai tentativi di imitazione?
“Il nostro è un settore tecnico, in cui per copiare i prodotti basta modificare un singolo dettaglio. Ma al di là del singolo prodotto occorre tenere presente l’intero processo produttivo, l’assistenza alla clientela, che nel nostro caso prevede la formazione continua degli installatori e prosegue anche nella fase di post-vendita.
All’estero poi abbiamo praticamente creato un nuovo segmento di mercato nel settore degli infissi. In moltissimi paesi, infatti, l’abbinamento legno-alluminio non esiste, e questo è uno dei nostri principali elementi di forza.
È l’insieme di queste caratteristiche che determina la fidelizzazione della clientela, che nel nostro caso cresce costantemente.
Così come il nostro volume d’affari: nel 2005 il fatturato ha raggiunto gli 8 milioni di euro, il 35% dei quali relativo ai mercati esteri.
Anche il risultato di gestione presenta utili crescenti che non sono mai stati distribuiti per essere impiegati nel consolidamento dell’immagine del prodotto e nella realizzazione di un programma di investimenti di lungo periodo che ci ha portato alla recente apertura di un nuovo stabilimento”.
Ci può descrivere la vostra strategia di internazionalizzazione?
“Dall’iniziale dimensione nazionale il nostro mercato di riferimento è andato progressivamente ampliandosi prima verso la Francia e il resto d’Europa e in seguito verso il Medio Oriente e l’Area Nafta.
Quando arriviamo su un nuovo mercato ne studiamo caratteristiche ed esigenze, e a queste adattiamo la nostra offerta.
Grazie a un sistema produttivo e progettuale particolarmente flessibile abbiamo messo a punto prodotti specifici, adatti per le diverse situazioni climatiche e tecniche costruttive. Questo ci consente di essere presenti al contempo in paesi molto caldi e molto freddi.
Un’attenta selezione ci consente poi di identificare i nuovi partner locali: questi devono rispondere a precisi criteri di sicurezza ed affidabilità.
Oggi operiamo, attraverso contratti di fornitura, trasferendo il know-how di prodotto, o partecipazione societaria, in Europa, Russia, Emirati Arabi, Libano, Israele, Kuwait, Africa del nord e del centro-sud, California e Messico.
In presenza di dazi doganali che tutelano le produzioni locali, prendiamo in considerazione diverse opzioni operative e adottiamo soluzioni tecniche ad hoc. I dazi sono infatti diversificati a seconda si tratti di componentistica o prodotti finiti, e noi ci regoliamo di conseguenza…
I paesi del Maghreb, in particolare, adottano dazi e controlli molto severi. Anche in questo caso, però, siamo riusciti a trovare un accordo e una maniera per penetrare il mercato locale”.
Qual è il prossimo obiettivo all’estero?
“Ci accingiamo ad aprire una nuova sede negli Emirati Arabi. In questo momento il 20% delle costruzioni in corso nel mondo riguarda quest’area. Per affrontare e gestire nel migliore dei modi questa opportunità bisogna avere una presenza diretta.
A fine ottobre saremo presenti al Big Five Show di Dubai, la più importante fiera del settore delle costruzioni in quella regione”.
Come giudicate l’operato degli enti pubblici preposti ad affiancare le imprese sui mercati esteri?
“Ritengo che l’apporto degli enti pubblici sia importante nella fase iniziale, per organizzare la partecipazione a fiere e missioni, soprattutto nel caso delle Pmi. Poi però bisogna andare avanti con le proprie gambe, sviluppare i primi contatti presi, tornare in un paese a visitare i nuovi, potenziali clienti numerose volte, costruire con pazienza un rapporto.
Non basta presentare i propri prodotti e aspettare i risultati, né partecipare ad un numero elevato di missioni. Bisogna capire qual è il modo migliore per procedere nella fase successiva.
Il ruolo delle istituzioni non è quello di vendere i nostri prodotti, ma di fornire tutte le informazioni disponibili su un determinato mercato, sulla situazione economica e politica, sui dazi, i competitor presenti e così via. Il resto dobbiamo farlo noi imprenditori”.
Quali sono, a suo avviso, le caratteristiche che un’azienda deve avere per operare oltre confine?
“Noi siamo stati aiutati inizialmente da una certa apertura mentale: pur essendo piccoli, non ci siamo posti limiti, nell’approccio ai vari mercati.
Occorre poi avere una certa predisposizione, ovvero la flessibilità organizzativa, strategica e decisionale necessaria per trovare le soluzioni più adatte ai vari mercati.
A questo deve, a mio avviso, aggiungersi la capacità di proiettarsi sul lungo termine e di contribuire alla crescita dei mercati in via di sviluppo. È importante essere in grado di lasciare un’eredità sociale di benessre, di trasferire il proprio concetto di organizzazione aziendale, trasmettere modelli di cultura aziendale applicabili anche in altri contesti”.