WEB, IL PRIMO ALLEATO DEL MADE IN ITALY
Le nostre imprese sono le più ricercate dagli altri Paesi dopo quelle francesi
L’Italia sale sul podio dei Paesi europei più ricercati su internet per trovare beni e servizi; spesso però sono i potenziali clienti esteri che prendono l’iniziativa: precisamente, più di quattro aziende italiane su dieci sono, secondo Databank, contattate da clienti esteri per informazioni e ordini; viceversa, solo in poco più di cinque casi su dieci è l’azienda italiana che scandaglia il mercato alla ricerca di acquirenti. Il dato evidenzia, da un lato, la forza e il prestigio del made in Italy nel mondo, dall’altro, tradisce la relativa debolezza commerciale delle nostre imprese, l’insufficiente capacità di autopromuoversi e l’inadeguatezza degli investimenti, anche in marketing.
Il peccato d’origine sta nell’eccessiva frammentazione del tessuto imprenditoriale: un punto di forza nella logica distrettuale, un motivo di debolezza quando si varca la frontiera, specie quando manca il “cappello” del sistema Paese.
Ogni volta che un utente ha effettuato, nel corso del 2005, una ricerca su europages.com, indicando il Paese al motore di ricerca, nell’11% dei casi ha selezionato – secondo dati Euripages – la Francia, nel 9% l’Italia e la Germania, nel 7 la Spagna e nel 6 il Regno Unito.
Mentre da un’indagine curata da Databank sui mezzi e gli strumenti di comunicazione utilizzati dalle aziende italiane per promuovere l’export emerge che in quasi un caso su tre il manager che cura l’export è l’a.d. o il titolare dell’azienda, che spesso ha meno di dieci addetti. Inoltre lo strumento più diffuso per autopromuoversi sono, nell’ordine, la pubblicità su internet, compresi i propri siti, la partecipazione a fiere e visite, le reti di agenti.
L’indagine Databank, condotta per conto di Seat Pagine Gialle, è concentrata su aziende esportatrici italiane appartenenti ai cinque macro settori merceologici dell’alimentare, del legno-arredamento, della metallurgia, della meccanica e del tessile-abbigliamento .
I risultati sono pienamente compatibili con la struttura industriale italiana, composta per il 93% da aziende con meno di 20 addetti. L’indagine Databank traccia un identikit preciso dell’azienda esportatrice: di medio-grande dimensione (il 62% ha più di 11 addetti), con consolidata esperienza (la metà ha più di 30anni), solo in pochi casi (il 16%) la funzione delle vendite all’estero viene curata da un ufficio ad hoc, portafogli clienti poco numerosi (più della metà delle imprese ha meno di 20 clienti esteri).
‹‹Stupisce – osserva Enrico Orlando, responsabile marketing dei prodotti specializzati di Seat Pagine Gialle – che la promozione delle nostre imprese non sia tanto capillare: tanto che il 43% dei potenziali clienti esteri (e il 47% nella meccanica ndr ) le contatta spontaneamente per avere informazioni. Tuttavia questo dato dimostra come l’Italia e i suoi prodotti esercitino un forte richiamo anche all’estero››.
Il mezzo più efficace e meno costoso per autopromuoversi all’estero rimane il sito internet, nel 98% dei casi disponibile in lingua inglese, che insieme alla pubblicità sul web raggiunge il livello record del 74 per cento. Seguono la partecipazione alle fiere (64%), le visite dirette (42%) e le reti di agenti (36%) . Da notare l’ottimismo diffuso tra gli operatori sui prossimi 12 mesi: la metà delle imprese contattate prevede un aumento delle esportazioni, che sale al 65% per quelle che operano anche nei mercati emergenti; il 45% vede un quadro stabile e solo il 5% stima un decremento.
Infine l’altra parte dell’indagine si sofferma sulle strade seguite dalle imprese alla ricerca di prodotti e servizi B2b a livello internazionale attraverso lo strumento di Europages.com, directory specializzata in 25 lingue consultabile da 218 Paesi, un gigantesco contenitore con i dati di base di 700mila aziende europee esportatrici, di cui 69mila italiane.
Nel 2005, su 23,7 milioni di visite su europages.com, 1,1 milioni provenivano dall’Italia, dietro a Usa (2,7), Olanda (2,1), Spagna (1,9), e Francia (1,5). Ma davanti a Germania (1 milione), Paesi arabi (0,7), Cina (0,6) e Polonia (0,5).
Nettamente in testa la ricerca di prodotti meccanici, metallurgici, alimentari, del tessile-abbigliamento e dei servizi in generale. Questi “pesi” si manifestano più o meno nella stessa misura, per esempio, nelle ricerche effettuate da Francia e Polonia.
Anche le imprese cinesi hanno navigato moltissimo alla ricerca di prodotti meccanici, metallurgici e del tessile-abbigliamento, ma hanno quasi completamente trascurato i comparti dell’alimentare e dei servizi. Quelle turche sono state quasi ipnotizzate dal tessile abbigliamento: non solo calze, vestiario e tessuti ma anche tante macchine tessili.
(Fonte: IlSole24ore.com)