LA SIMBIOSI TRA MEDIA E BLOG

Con 55 milioni di blogger collegati a Technorati, con decine di milioni di persone che stanno aprendo nuovi blog in Cina, con 100 milioni di utenti di MySpace e i 100 milioni di video scaricati da YouTube al giorno, con la crescita esponenziale dei podcast, dei fotoblog, dei videoblog, il problema non è più quello di capire se i network sociali possono contribuire al sistema dell’informazione. Il problema è di capire in che modo l’informazione tradizionale cambierà ascoltando il pubblico che attivamente partecipa alla produzione di notizie.
La risposta comincia con il più classico dei “dipende”. Ci sono settori nei  quali i network sociali sono addirittura le fonti primarie delle notizie. Questo avviene nella musica, per esempio. Il che naturalmente si collega al fatto che internet è anche il luogo nel quale avviene gran parte della distribuzione della musica. Dunque tutti gli interessati sono online. In altri settori, come la politica, le fonti primarie sembrano meno credibili di quanto non siano gli interpreti: salvo alcuni casi ancora isolati, i blog dei politici restano impersonali e poco aggiornati, mentre il pubblico attivo svolge ancora ruoli legati all’organizzazione dell’appartenenza politica più che alla produzione di informazione indipendente, sicchè le testate giornalistiche tradizionali conservano la loro funzione strategica di agorà. A metà strada tra questi estremi, ci sono altri settori dell’informazione come economia, esteri, scienza e tecnologia.
Secondo Andrew Heavens, esperto di fotoblog, il contributo del pubblico attivo può essere molto grande nell’informazione sui cosiddetti “esteri” (www.meskelsquare.com) . E’ chiaro che pubblicando foto in presa diretta da luoghi nei quali non ci sono fotoreporter professionisti, i fotoblogger possono dare una mano. In alcuni casi, come nel momento degli attentati terroristici a Londra, le foto amatoriali sono le uniche immagini degli eventi. Ma lo stesso vale per le foto riguardanti Paesi dimenticati o avvenimenti del tutto inattesi. E non ci sono solo le foto: il progetto Global Voices, nel Massachusett Institute of Technology serve proprio per selezionare e aggregare i testi scritti da blogger che si trovano nei posti meno coperti dalla stampa tradizionale.
Un discorso analogo vale anche per argomenti specialistici come la tecnologia. Ethan Zuckerman sostiene che la crescente presenza online di veri esperti di varie materie specialistiche mette ormai a disposizione dei media tradizionali una messe di notizie, analisi, opinioni altamente qualificate (www.ethanzuckerman.com). Certo, occorre saper distinguere il grano dal loglio. Ma è anche chiaro che questo non va vissuto come una concorrenza dai media tradizionali: va considerato piuttosto un supporto.
Non si tratta qui di discutere sulla tenuta della carta come sistema di distribuzione delle notizie. Si tratta di discutere della tenuta delle redazioni giornalistiche come strumento di produzione delle notizie. Come scriveva The Economist qualche tempo fa, la sopravvivenza dei giornali tradizionali è legata essenzialmente alla loro capacità di migliorare dal punto di vista qualitativo. Quando queste considerazioni saranno assorbite dai giornali, la relazione tra stampa tradizionale e blogosfera potrebbe diventare davvero pacifica e simbiotica.
(Fonte:IlSole24Ore)

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