MACCHINE UTENSILI, BOOM DI VENDITE VERSO LA CINA (+48%)

Ripresa. L’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione registra una duplice crescita per l’export e per il mercato interno­ quest’ultimo in risalita dopo tre anni consecutivi di calo- e si affida alla Bimu, l’esposizione biennale di settore in calendario nel nuovo polo di Fiera Milano dal 5 al 10 ottobre 2006, per rendere la ripresa in atto ancora più brillante. Secondo i dati anticipati ieri da Alberto Tacchella, presidente di Ucimu (l’associazione dei costruttori), il 2006 si chiuderá con un balzo della produzione del 5,7% sul 2005 (a quota 4.680 milioni di euro), derivato da un incremento dell’export dell’11,7% e da un aumento delle consegne sul mercato interno del 4,8 per cento. Da segnalare il sensibile incremento delle vendite di macchine utensili italiane in Cina (+48% nei primi cinque mesi dell’anno). La Cina risulta così il primo mercato di sbocco dell’offerta italiana di settore. Nel 2007, in base alle stime preliminari, la produzione dovrebbe crescere di un ulteriore 5,7% rispetto al 2006 (4.945 milioni di euro), con l’export che salirá del 5,5% e il mercato interno del 5,9 per cento. Il risveglio del mercato interno, aggiunge Tacchella, è particolarmente confortante perché segnala la ripresa degli investimenti in beni strumentali da parte degli utilizzatori e quindi una maggiore propensione a innovare i rispettivi processi produttivi.
Sorretti dai venti di ripresa, i costruttori italiani di robot si rivolgono al Governo «affinché il rilancio avviato non si spenga ancora prima di cominciare». In cima alla lista delle prioritá c’è la questione della crescita dimensionale delle imprese. «In media – spiega Alfredo Mariotti, direttore dell’Ucimu – l’azienda associata a Ucimu conta 70 addetti e sviluppa un fatturato di circa 25 milioni di euro. In Italia i costruttori con un fatturato superiore ai 100 milioni sono appena una decina. Dimensioni troppo modeste per aggredire con successo i mercati emergenti (India, Brasile, Turchia, Russia, Cina), nei quali le imprese italiane non possono restare escluse se intendono difendere i loro primati nell’export». La richiesta al Governo è di «rendere fiscalmente neutrali le operazioni di acquisizione, fusione e aggregazione tra societá». Intanto l’industria italiana si appresta a dare il meglio di sé alla Bimu, dove sará presente in forze: dei circa 1.800 espositori, il 58% è di provenienza nazionale.
(Fonte:www.ilsole24ore.com)

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