EXPORT, VOLA LA MECCANICA - È LA DIPENDENZA ENERGETICA AD ALIMENTARE IL DEFICIT DELL’ITALIA

L’uso è antico quanto attuale: misurare le entrate con le uscite e registrarne lo scarto. Replicando l’esercizio matematico su esportazioni e importazioni, l’ Italia vive uno squilibrio strutturale. La bilancia commerciale del Paese, infatti, pende a favore delle importazioni, generando un saldo che, nei primi sette mesi del 2006, ha giá registrato un deficit di oltre 14 miliardi di euro. Il dato positivo di luglio – un surplus di 185 milioni – non deve quindi trarre in inganno. Per l’ Istat si tratta di una situazione ciclica, registrata anche a luglio del 2004 e del 2005. Se peró escludiamo dalla bilancia i prodotti energetici, la situazione si ribalta e il Paese vanta un saldo positivo per 16,4 miliardi.
Guardando ai conti complessivi, il quadro non è roseo neppure dal punto di vista del trend. Nel primo semestre dell’ anno la dipendenza del Paese dal resto del mondo è raddoppiata rispetto allo stesso periodo del 2005, dove rimaneva ampiamente inferiore a 7 miliardi. Il saldo normalizzato è infatti passato da ­2,32% a ­4,33%. Il dato peró va letto utilizzando più punti di vista. Dando uno sguardo agli altri “grandi” d’ Europa, l’ Italia sfigura solo dinanzi alla Germania. La bilancia commerciale tedesca registra nel primo semestre dall’anno un saldo positivo di 76 miliardi di euro.
Radicalmente diversi i conti di Gran Bretagna, Francia e Spagna. Londra ha da tempo abbandonato la produzione industriale a favore dei servizi. Il suo deficit, bilanciato però dal saldo delle partite invisibili, raggiunge 149 miliardi di euro. Pesante anche lo squilibrio spagnolo: esportazioni per 84 miliardi contro importazioni per 127 miliardi, con un saldo finale negativo, nel semestre, di 43 miliardi di euro.
Anche la Francia è sbilanciata a favore delle importazioni. Seppur in aumento rispetto allo stesso semestre dello scorso anno, l’ export, pari a 198 miliardi, non riesce a compensare il valore delle importazioni, realizzando un deficit di circa 16,5 miliardi di euro. Se poi allarghiamo lo sguardo agli Stati Uniti, il disavanzo italiano sfigura per difetto. Il caro petrolio, infatti, ha scavato ulteriormente il deficit americano realizzando un nuovo record, nel solo mese di luglio, con ben 68 miliardi di dollari. Di questo passo la bilancia commerciale statunitense potrebbe raggiungere, alla fine del 2006 un disavanzo globale di 775 miliardi di dollari.

Il peso delle importazioni

L’altro punto di vista per valutare il dato italiano è endogeno. Analizzando le forze dei singoli settori che all’ interno del Paese spingono o frenano le esportazioni, si definiscono con chiarezza i contorni del problema.
La voce più pesante è infatti costituita dai prodotti minerari grezzi e da quelli delle cave: la quota di esportazione è quasi un disavanzo superiore a 27 miliardi di euro. Numeri che testimoniano la dipendenza energetica del Paese. Dalla quota totale, infatti, più di 25 miliardi sono rappresentati dalle importazioni di petrolio greggio e gas naturale, mentre erano “solo” 16,7 miliardi nel primo semestre dello scorso anno. E, a fronte di questo profondo rosso, di poco sollievo risultano i dati che si registrano nel settore della raffinazione. I prodotti energetici “lavorati”, infatti , continuano ad aumentare e raccolgono un saldo positivo per 1,2 miliardi di euro.
I campioni dell’export

Se il bilancio complessivo è negativo, non mancano però i settori che esportano con grandi numeri. Il Paese conferma la sua forza nella produzione ed esportazione di apparecchi meccanici ed elettrodomestici. L’ export dei primi sei mesi dell’anno ha registrato un incremento dell’11% sullo stesso periodo dell’anno precedente, attestandosi a circa 32 miliardi. Numeri positivi anche nel tessile e nella maglieria. Nonostante il saldo sia fortemente influenzato dalle importazioni dai Paesi asiatici, il risultato è positivo per oltre 3 miliardi di euro.
Bene anche le calzature e i prodotti in cuoio - che esportano il 6% in più rispetto allo scorso anno- e il mobile che, pur registrando un aumento a due cifre dell’import, aggiunge un tassello significativo alle esportazioni del Paese, commercializzando nel mondo mobili per piu’ di 4 miliardi.

(Fonte: Ilsole24Ore.com)

Lascia un commento.