LA NUOVA MODA DELL’«INGREDIENT BRANDING»: IL TRUCCO DELLE NOZZE COMBINATE

Per differenziare la produzione, molte aziende puntano sulla qualità ostentando l’utilizzo di materiali griffati. Ma il vantaggio è reale e doppio: perché le vendite aumentano e si riduce il rischio della falsificazione.

Va di moda il «matrimonio d’interesse». Per differenziarsi dalla con concorrenza e qualificare al meglio l’offerta sono sempre più numerose le aziende che optano per il cosiddetto ingredient branding: per i propri articoli, cioè, utilizzano componenti base o materie prime di produttori terzi o consorzi facilmente riconoscibili dal pubblico.

Il concetto è quello di offrire una ragione in più per acquistare i propri prodotti. « Se non addirittura “la ragione”» interviene Antonio Marazza, amministratore delegato della società di consulenza Landor Italia. «In un mercato dominato dalle materie prime, l’elemento distintivo potrebbe essere dato proprio da quello che si trova dentro i singoli prodotti».
A guadagnarci, ovviamente, sono anche i fornitori, che in questo modo si assicurano, oltre ai proventi delle vendite standard, un ritorno in termini d’immagine da non sottovalutare. «Non a caso gli strateghi del marketing parlano di win-win game, ossia di gioco tra vincitori» continua Marazza. «Ma ci sono pure i casi limite in cui è l’”ingrediente” a farla da padrone: nel mercato informatico, per esempio, i microprocessori Intel sono diventati sinonimo di computer a elevate prestazioni. Così anche le case produttrici più quotate si trovano a fare leva sul l’ormai celebre scritta “Intel inside”».
Tra i rapporti «alla pari», invece, spiccano, per esempio, le collaborazioni tra Adidas e Goodyear e Harley Davidson e Brembo. Nel primo caso, il gigante dello sportswear ha lanciato una collezione di scarpe da corsa con suola in gomma Goodyear. Nel secondo, la casa motociclisti-ca statunitense ha firmato un accordo multimilionario con l’azienda bergamasca per assicurarsi, sui modelli della piattaforma Vrsc, un impianto frenante sviluppato ad hoc. «Tra i vantaggi di questo approccio c’è anche quello di ridurre il rischio d’imi tazione da parte della concorrenza» specifica Marazza. «E poi, per quel che con
cerne gli utenti finali, si tratta di un ulteriore elemento di garanzia».
Ed è proprio su questa garanzia che alcuni produttori di «ingredienti» hanno costruito la propria fortuna. Uno su tutti: Dupont. Che, negli anni, ha brevettato una serie di elementi diventati indispensabili nella confezione di articoli tra i più svariati. Basti pensare alle fibre sintetiche nylon e lycra, per esempio, che, utilizzati nei capi tecnici (e non solo), assicurano
un’ottima vestibilità e praticità d’uso. «Persino il teflon, targato sempre Dupont e utilizzato inizialmente per la produzione di pentole antiaderenti, è stato, col tempo, impiegato per giacconi a prova di intemperie» specifica Marazza. «Tra i primi a fame uso sono stati gli stilisti di Prada, ma anche di Canadiens e Woolrich».
Sempre in tema di abbigliamento, spiccano le fibre Gore-Tex, utilizzate persino negli stivali Dainese, i tessuti Loro Piana che caratterizzano, tra gli altri, i vestiti di Saraceni e Boggi e i filati Ermenegildo Zegna, presenti nelle collezioni di decine di maglifici, anche sconosciuti al grande pubblico. «Ed è proprio questo il punto» riprende Marazza. «Persino i prodotti unbranded o dotati di marchi poco noti, con ingredienti di spessore possono acquistare valore».
Si spiega così anche il ricorso a loghi di estrazione consortile. I produttori cioè, pur di poter usare i marchi «Pura lana vergine» e «Vero cuoio», infatti, pagano una quota annuale ai consorzi che li gestiscono. «Ma ne vale la pena» assicura Marazza. «Perché i consumatori sono sempre meno disposti ad acquistare merce di dubbia qualità».
TRE MOTIVI CHE VALGONO UNA STRATEGIA
Sono sempre più numerose le aziende che utilizzano componenti base o materie prime di produttori terzi facendo leva sui loro marchi. Ed è una mossa che paga. Ecco perché.
IL «BUON INGREDIENTE» DÀ MAGGIORI GARANZIE DI QUALITÀ
Gli «ingredienti» di spessore permettono di differenziarsi dalla concorrenza, qualificare al meglio la propria offerta e ridurre i rischi di imitazione. E sono una garanzia di qualità.
CREA SINERGIE POSITIVE TRA I PRODUTTORI
A guadagnarci sono anche i fornitori che si assicurano ritorni sia economici sia d’immagine. Tanto che gli strateghi del marketing parlano di win-win game, ossia di gioco tra vincitori.
AIUTA A VENDERE RAFFORZANDO L’IMMAGINE
Per i consumatori, sempre meno disposti ad acquistare merce di provenienza incerta o di dubbia qualità, è un elemento in grado di influenzare positivamente il processo d’acquisto.

Fonte:Economy n.36

Atricolo di: Zornitza Kratchmarova

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