LA “SQUADRA CORTA” E’ VINCENTE
L’ltalia economica non è una sola, sono almeno due: da una parte quella delle grandi imprese, dall’altra quella delle piccole e medie. La prima brucia occupazione, la seconda la crea. La prima fa fatica a tenere la concorrenza sui mercati internazionali, la seconda - anche con l’innovazione corsara di cui solo le organizzazioni snelle sono capaci - incrementa le esportazioni. Due modi di operare, due modi di pensare.
Certo, molti autorevoli economisti sottolineano i punti deboli delle pmi italiane: spesso sottocapitalizzate, non hanno massa critica sufficiente, scontano una cultura finanziaria arretrata e non fanno adeguata distinzione di ruoli tra proprietà e management. Ma recentemente il Mit (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, al termine di una ricerca di cinque anni condotta da Suzanne Berger su un campione di 500 aziende di tutto il mondo, è arrivato alla conclusione che non c’è un modello buono per tutte le stagioni. Una parte importante dello studio è dedicata proprio al sistema delle pmi italiane, i cui valori di “umanità”, fantasia e intelligenza - anche organizzativa - sono indicati come una delle possibili ricette vincenti sullo scenario globale. E poi, relativamente all’ultima critica, quella sulla confusione di ruoli tra proprietà e gestione, siamo proprio sicuri che sia un aspetto negativo in assoluto? La “squadra corta” tipica delle pmi può rappresentare un elemento positivo, a patto naturalmente che i singoli giocatori siano tecnicamente capaci. “Squadra corta” significa vicinanza di tutti i reparti e di tutti i livelli, e capacità di muoversi insieme. Il più delle volte l’imprenditore gioca in prima persona insieme a dirigenti, tecnici, impiegati e operai. Vive senza risparmio di tempo la vita dell’ufficio, dello stabilimento, del punto vendita. Ci sono ovviamente dei casi negativi - quando il “patron” accentra tutto su di sè o non delega quanto sarebbe necessario - ma quasi sempre la vicinanza fisica e intellettuale tra imprenditore e management fa bene all’azienda, perchè stimola i processi creativi e fa crescere i collaboratori in competenze tecniche e manageriali. Se l’imprenditore fa il manager, e il manager lavora con una testa da imprenditore, come avviene nella maggioranza delle nostre pmi, Cina e India possono farci meno paura.
(Fonte: BusinessPeople)